martedì 02 dicembre 2008 00:10
chi siamo
sostenitori
contattaci
english
hr-bos-srp
Български
Osservatorio Balcani
In libreria
Copertine
Aree Geografiche
Albania
Armenia
Azerbaijan
Bosnia Erzegovina
Bulgaria
Cipro
Croazia
Georgia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Moldavia
Montenegro
Romania
Russia
Serbia
Slovenia
Turchia
Temi
Ambiente
Mafie
Diritti Umani
Economia
Media
Migrazioni
Politica
Integrazione Europea
Societa' civile
Costume e societa
Turismo nei Balcani
Elaborazione del conflitto
Crimini di guerra
Cultura
Cronaca
Religioni
Navigazione
Tutte le notizie
Interviste
Dossier
Reportage
Audio/Video
Galleria fotografica
In libreria
Appuntamenti
Viaggi e campi di lavoro
Tesi e ricerche
Racconti, diari di viaggio
Collaborazioni
Eventi OB
Memoria in Europa
AestOvest
Cattive memorie
Kosovo,regione europea
L'Europa di mezzo
Archivio
Invia segnalazione relativa a questo articolo
Sarajevo mon amour, Jovan Divjak, Infinito Edizioni 2007 «Vivo da 40 anni nello stesso quartiere, a Sarajevo, a due passi da un’antica chiesa ortodossa e da una moschea del XVI secolo. E salendo appena, da casa mia, raggiungo il seminario cattolico. Prima della guerra, quest’armonia, nata dalla differenza, si ritrovava nella vita d’ogni giorno… Sarajevo m’ha aperto gli occhi. Ero stupito nel vedere una città così ricca di grandi qualità umane, soprattutto la tolleranza e la generosità». La guerra, le figure fosche di Milosevic, Karadzic e Mladic, ma anche le contraddizioni e i voltafaccia della componente musulmana durante la guerra e i nazionalismi sorti dalla devastazione bellica sono rivelati e spiegati in un libro carico di pathos destinato a finire tra i grandi volumi di storia. In questo libro, il militare serbo che difese Sarajevo, che ha “adottato” un nipote musulmano (foto di copertina) e ha fondato la più grande associazione nazionale per aiutare gli orfani di guerra, racconta le bombe, le tribolazioni dei civili, i doppi giochi dei politici bosniaci e della comunità internazionale, la miseria e il desiderio di una pace che in Bosnia non è ancora davvero arrivata. «Che vuoi che ti dica, compagno Divjak. L’unica cosa che ci resta è l’amore per questa straordinaria terra e per questa città unica al mondo che tu hai difeso con onore e che continui a onorare occupandoti degli orfani di guerra. Posso dirti che ti ringrazio per quello che hai fatto e che fai, ignorando i briganti oggi al potere. Dirti che amo ancora quel luogo come se l’avessi lasciato ieri. Ci torno, e il tempo è come se non fosse passato. Per me è tutto come allora, quando vidi Sarajevo la prima volta sotto la Luna, sotto le ultime nevi dell’Igman» (dall’introduzione di Paolo Rumiz). web Infinito Edizioni
Email destinatario:*
Email mittente:*
Il tuo commento a questo articolo:
* Campi obbligatori
<< Indietro
Copertine
Recensioni
per il lettore
Newsletter
Settimanalmente le notizie di OB. Per iscriversi inserire l'email
Bulkmail
La segnalazione in tempo reale degli articoli che non vuoi perdere. Effettua il
login
oppure
registrati
RSS feed
Le notizie di OB sul tuo blog o il tuo portale
Lista completa
degli RSS