Quanti interventi umanitari, quante case e scuole ricostruite, quanti progetti di sviluppo sono stati realizzati nei tanti dopoguerra, lungo le moderne tragedie del nostro tempo. E quanto tempo invece è stato dedicato alla ricostruzione della pace? Della pace non come “assenza di guerra”, ma della pace più solida che può essere chiamata riconciliazione? Quante guerre appena sopite ci stiamo trascinando, dove le cause profonde non sono state rimosse e nella coscienza collettiva come nell’animo delle persone cova ancora la paura, spesso anticamera della violenza? Quanti conflitti armati sono destinati e riesplodere, a volte più brutali di prima? E' a questi temi che Osservatorio sui Balcani ha dedicato il convegno nazionale "Abitare il conflitto: c'è pace senza riconciliazione?"
Una rassegna delle posizioni di intellettuali e attivisti serbi nell'attuale dibattito sui crimini di guerra, il processo a Miloševic, il confronto col passato e la commissione per la verità e la riconciliazione
Sino a qualche anno fa la parola 'rientro' non veniva pronunciata da nessuno in Kossovo. Ancora troppo incerto il futuro della regione per pensare anche alle minoranze. Ora qualcosa sta cambiando. In che direzione?
Claudio Bazzocchi, ricercatore dell’Osservatorio, ha visitato una piccola realtà della Bosnia per vedere a che punto è il processo di “verità e riconciliazione” tra le differenti comunità che abitano l’area.
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