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domenica 07 settembre 2008 01:12

Osservatorio Caucaso


 

Miniere di Bor, via i rumeni arrivano i russi?

09.08.2007   

E' la più grande azienda della Serbia orientale. Un tentativo di privatizzarla è già fallito. Ora al via il secondo. Tra i favoriti la russa Basic Elements. E 4.500 lavoratori aspettano con ansia che il governo serbo trovi una soluzione
Di Darko Stojadinovic – BIRN (tit. originale: “Politics May Aid Russian Bid For Serbia’s Copper Riches”, pubblicato il 31 luglio 2007)

Traduzione: Osservatorio sui Balcani


L'agenzia per le privatizzazioni serba ha annunciato che riaprirà il bando di privatizzazione per l'RTB Bor, il più grande complesso minerario legato al rame e altiforno del paese.

Più di 4500 dipendenti aspettano il risultato di questa nuovo tentativo di vendita mentre l'azienda, la più grande di tutta la Serbia orientale, affronta il rischio di stallo totale e di bancarotta.

Mentre alcuni sostengono la necessità di vendere a imprenditori locali un incontro tra alcuni funzionari del governo e uno degli imprenditori più ricchi della Russia ha scatenato ipotesi in merito ad un possibile acquisto russo.

I lavoratori su questo sono divisi. Alcuni ritengono che lo Stato debba rimanere l'azionista di riferimento mentre altri credono che solo l'arrivo di una nuova proprietà possa garantire i salari e il ritorno delle miniere ai fasti del passato.

Nell'aprile scorso la Serbia ha dichiarato nulla la vendita dell'azienda, per 400 milioni di dollari, alla Cuprom, la principale produttrice in Romania di rame, che aveva sconfitto nell'asta di acquisto altri cinque concorrenti.

Tra questi vi era la cipriota East Point, la cui propretà è dell'imprenditore serbo Zoran Drakulic e la Basic Element, proprietà del magnate russo Oleg Deripaska.

Nonostante le insistenti proteste del responsabile della Cuprom, Horia Simu, l'affare con i romeni è stato annullato perché questi ultimi non sono stati in grado di fornire adeguate garanzie bancarie in merito alla capacità di pagare il prezzo pattuito per l'acquisto delle proprietà della Bor. Tra queste le miniere di rame, gli altiforni, una raffineria e centrale elettrica, una cava e un impianto che produce filo di rame.

Il governo ha impiegato mesi per adottare le delibere necessarie ad indire un nuovo processo di privatizzazione. I ritardi sono stati attribuiti ai lunghi negoziati che necessari per formare un governo in Serbia, in seguito alle elezioni parlamentari del gennaio 2007, e all'attenzione che la Serbia ha concentrato sulla battaglia diplomatica in merito al Kosovo.

Nonostante molti rappresentanti del governo serbo, tra i quali il ministro dell'Economia Mladjan Dinkic, abbiano più volte sostenuto che il complesso di Bor debba essere venduto alla East Point di Drakulic la Basic Elements progressivamente viene vista come la favorita.

Quest'ultima comprende la Russian Aluminium, il produttore d'auto GAZ, il produttore di aerei Aviacor, la Ingosstrakh, azienda di assicurazioni e un'azienda di costruzioni, la Razvitiye.

“Come importante azienda russa ed internazionale riteniamo di poter essere un partner strategico per la RTB Bor e per la Serbia e esprimiamo il nostro interesse e le nostre serie intenzioni in merito al nuovo bando”, ha affermato l'azienda in un comunicato stampa.

La Basic Elements ha già a disposizione un'importante testa di ponte nel vicino Montenegro dove è proprietaria dell'Aluminijumski Kombinat Podgorica, il maggior produttore di alluminio del paese.

Misa Brkic, analista economico di Belgrado, ritiene che l'appoggio politico a favore dei russi stia crescendo. “Gli interessi politici sono parte del gioco”, afferma, riferendosi al sostegno cruciale che la Russia sta dando in seno alle Nazioni Unite nella campagna contro l'indipendenza del Kosovo.

“Nei circoli d'affari si dice che il governo sia pronto a vendere alcune grosse imprese del paese ad imprenditori russi e tra queste anche la RTB Bor”, sottolinea Brkic.

Agli inizi del mese Deripaska si è recato di persona a Belgrado per incontrare il primo ministro Vojislav Kostunica e il vice primo ministro Bozidar Djelic ed altri funzionari di alto livello.

Uno di qeusti, che ha partecipato ai colloqui, ha chiarito che Kostunica e Deripaska hanno discusso della vendita della Bor. “La Serbia è sempre interessata a discutere di grandi privatizzazioni con i principali investitori internazionali”, ha affermato la fonte.

Nel frattempo Zoran Drakulic, arrivato secondo al precedente processo di vendita, argomenta che il governo dovrebbe negoziare con lui. “Investirei immediatamente 220 milioni di dollari nella modernizzazione delle miniere, e questo dimostra il mio interesse”, ha dichiarato a Balkan Insight.

Mentre gli imprenditori discutono i 4500 lavoratori della RTB Bor e i politici locali seguono con ansia gli eventi.

Il sindaco di Bor, Branislav Rankic, ex membro della commissione incaricata del bando di privatizzazione non andata a buon fine con la Cuprom, si augura che lo stato serbo mantenga parte delle azioni.

“L'opzione migliore sarebbe quella che lo stato tenga il 51% della proprietà, il 15% venga suddiviso tra i lavoratori, un altro 15% a chi fosse interessato e il restante 19% a un investitore maggiore”, afferma Rankic.

I lavoratori e i pensionati della RTB lamentano il fatto di essere stati esclusi dal diritto di rivendicare parte dell'azienda: quest'ultima infatti affermava che era talmente indebitata che non vi era alcuna proprietà da dividere. “Lo stato dovrebbe permetterci di divenire azionisti, come i lavoratori delle altre grandi aziende che vengono privatizzate”, afferma Mexhat Iseni, minatore.

Questa sembra però una vana speranza, come quella del sindaco di una vendita solo parziale delle miniere di Bor. Milan Piljevic, economista di Belgrado, ritiene che la vendita ad un unico acquirente sia l'unica opzione possibile e la più probabile. “Se lo stato dovesse mantenere la maggiroanza delle azioni, nessun investitore privato sarebbe disponibile a investire propri capitali”, afferma Piljevic.

Gli esperti ritengono che senza massicci investimenti, la miniera di rame, in passato la principale di tutta la ex Jugoslavia, non potrà riprendersi da più di un decennio di isolamento internazionale e malagestione del periodo di Slobodan Milosevic. All'azienda manca attrezzatura, vi si verificano spesso incidenti e il salario medio non supera i 370 euro.

Molti dei lavoratori non sono interessati a chi sarà il proprietario dell'azienda se quest'ultima continuerà a lavorare e i salari verranno loro garantiti. “Lavoro in un pozzo profondo 540 metri. Non mi interessa chi compera la miniera, voglio solo che il mio salario sia come quello che si riceve nei paesi sviluppati”, afferma Pasa Ibrovic.

I sindacalisti di Bor sono preoccupati che, nel caso in cui anche questo secondo bando di privatizzazione fallisca, la RTB Bor dichiari bancarotta. “Se non verrà privatizzata, la miniera non sopravvierà sino alla prossima primavera”, dichiara Dragan Aleksic, a capo dei Sindacati uniti della RTB Bor. “Tutto è rotto. Non abbiamo pneumatici per i camion, non vi è lubrificante o pezzi di ricambio per i macchinari”.


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Data-Ora: 7 Sep 2008, 1:12 am
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