La Russia, la Georgia e le sue regioni separatiste Ossezia del sud e Abkhazia pensano a come sfruttare il precedente della determinazione dello status del Kosovo. USA e UE sostengono invece che la questione del Kosovo sarebbe caratterizzata da circostanze uniche
Di Igor Torbakov, EurasiaNet 12 aprile 2006
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Maddalena Parolin
Sergei Lavrov, Ministro degli esteri della Federazione Russa
I colloqui sul futuro del Kosovo con la mediazione delle Nazioni Unite offrono alla Russia una potenziale opportunità di alterare radicalmente la bilancia geopolitica nel Caucaso. Se l'ex provincia jugoslava acquisterà l'indipendenza, i leader russi potrebbero utilizzarla come precedente per la separazione dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud dalla Georgia.
Il Kosovo è stato l'argomento centrale nell'incontro tra i ministri degli esteri russo Sergei Lavrov e albanese Besnik Mustafaj, il 12 aprile a Mosca. Dopo i colloqui, secondo quanto riportato dall'agenzia stampa Itar-Tass, Lavrov avrebbe dichiarato che una decisione affrettata sullo status del Kosovo sarebbe “inutile e controproducente”.
Attualmente il Kosovo è parte della Serbia, paese con il quale la Russia ha forti legami culturali. Secondo l'agenzia Interfax le autorità russe avrebbero affermato di essere pronte ad offrire un forte supporto alla Serbia se dovesse fare un tentativo di trattenere il Kosovo. Ad ogni modo il dibattito all'interno dell'ONU sembra tendere a rendere la regione un'entità indipendente. Mustafaj ha indicato che lo status del Kosovo dovrebbe probabilmente venire determinato entro la fine dell'anno.
Ma al di là dei richiami di Lavrov alla cautela, i politici russi hanno già un piano su come utilizzare la possibile indipendenza del Kosovo a vantaggio di Mosca. In un'intervista di inizio aprile pubblicata dal quotidiano slovacco Pravda, Lavrov ha insistito sul fatto che dare lo status di indipendenza al Kosovo “si rifletterebbe immediatamente su altri conflitti”. I suoi commenti sono stati interpretati come riferimenti all'Abkhazia, all'Ossezia del Sud e alla regione Transnistria della Moldavia, dove leader filorussi operano fuori dalla portata di Tbilisi e Chisinau.
Nelle ultime settimane, i leader dell'Ossezia del Sud e le autorità russe hanno riflettuto pubblicamente sulla possibilità di una secessione formale della regione dalla Georgia e sulla sua successiva incorporazione nella Federazione Russa. Dalla rottura dell'Ossezia del Sud con le autorità di Tbilisi, all'inizio degli anni '90, Mosca ha garantito la cittadinanza russa ad un gran numero di residenti della regione, creando in tal modo un possibile pretesto per l'annessione del territorio. Il precedente del Kosovo rafforzerebbe gli argomenti a favore di tale annessione.
Gli Stati Uniti e l'Unione Europea sostengono invece che la questione del Kosovo sarebbe caratterizzata da circostanze uniche e di conseguenza la determinazione del suo status non andrebbe a costituire alcun precedente internazionale. Mosca respinge questa argomentazione: “i doppi standard e la selettività nei conflitti non sono accettabili”, ha detto Lavrov nella sua intervista a Pravda.
Secondo la stampa russa, lo scenario del Kosovo è diventato un riferimento diffuso nell'Ossezia del Sud. La maggior parte dei sudosseti sostengono che il loro obiettivo nazionale è duplice: staccarsi dalla Georgia e riunirsi con i loro fratelli osseti al di là della frontiera della Federazione Russa. Gli osseti del sud e del nord, affermano, costituiscono un unico popolo diviso artificialmente da Stalin. Negare loro il diritto alla riunificazione – mentre tale diritto è stato garantito, ad esempio, ai tedeschi – significherebbe applicare un doppio standard.
“Stiamo osservando attentamente ciò che sta succedendo in Kosovo. La situazione è molto simile all'Ossezia del Sud, e stanno muovendosi verso la formazione di uno stato indipendente” ha affermato Sergei Mironov, presidente del Consiglio della Federazione [Camera alta del Parlamento russo], riportato da Interfax. Mironov ed altre autorità russe hanno appoggiato l'idea di tenere un referendum sull'indipendenza nell'Ossezia del Sud – un voto plebiscitario che rispecchierebbe la situazione del Kosovo.
L'utilità politica del modello del Kosovo viene riconosciuta anche rispetto alla repubblica indipendentista dell'Abkhazia. “Il Kosovo potrebbe diventare un precedente”, ha detto il ministro degli esteri abkhazo Sergei Shamba al giornale russo Ekspert. Ha poi continuato: “Questo modo [di risolvere i conflitti] renderebbe possibile sciogliere il nodo di molti problemi attuali”.
Diversi importanti analisti russi suggeriscono che d'ora in poi il precedente del Kosovo – qualsiasi sarà poi lo status finale della ex provincia jugoslava – avrà un impatto sulla politica estera dei cosiddetti “stati non riconosciuti”.
Non sorprende che il governo georgiano abbia preso la stessa posizione sulla questione del Kosovo di Washington e Bruxelles. Tbilisi sostiene forzatamente che il caso del Kosovo sarebbe unico, non universale. In una recente ampia intervista con il quotidiano Vremya Novostei, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha affermato che il possibile utilizzo della Russia del modello del Kosovo per fare pressione su Tbilisi diventerebbe controproducente. “Quanto più Mosca parla dello scenario del Kosovo, tanto più il resto del mondo tratterà tale strategia in maniera scettica” ha detto Saakashvili.
Se l'idea del precedente del Kosovo affascina attualmente i politici a Mosca, un certo numero di commentatori russi hanno messo in dubbio la validità di una tale strategia. Dal momento che la Russia stessa è un patchwork di territori con molte etnie diverse, specialmente nel volatile Caucaso del Nord, il precedente potrebbe ritorcersi contro la Federazione. Mentre al di là della Cecenia e del Daghestan al momento le condizioni sono relativamente calme, aggiungono, solo poco più di un decennio fa molte minoranze della Russia rivendicavano la sovranità - non solo nel Caucaso del Nord ma anche in regioni come il Tatarstan e la Yakuzia.
Non è escluso che la Russia si possa trovare ad affrontare la scomoda prospettiva della Cecenia e di altre regioni russe dominate da uno o due gruppi etnici nel Caucaso del Nord che cercano l'indipendenza attraverso referendum. “Uno “spirito di riconoscimento” da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea potrebbe causare un effetto domino attraverso tutta l'area post sovietica”, commenta il settimanale Rossiiskiye Vesti.
Altri analisti ritengono che gli strateghi del Cremlino siano ben consapevoli dei potenziali rischi, e che non tenterebbero di applicare il precedente del Kosovo ai “conflitti congelati” nel Caucaso del Sud. Il vero obiettivo di Mosca, aggiungono, potrebbe essere solamente di mantenere lo status quo. Il Cremlino sembra rendersi conto che in alcune circostanze, l'applicazione del precedente del Kosovo non potrebbe ottenere il riconoscimento internazionale dell'indipendenza né dell'Abkhazia, né dell'Ossezia del Sud. Inoltre, Mosca sarebbe esitante ad assorbire gli alti costi delle sovvenzioni all'Abkhazia e all'Ossezia del Sud, nell'eventualità che i due territori vengano uniti alla Federazione Russa.
Gli stateghi russi preferirebbero piuttosto uno tra due possibili altri scenari: la preservazione dell'instabile situazione attuale, con i conflitti irrisolti che danno potere a Mosca per influenzare gli sviluppi regionali, oppure la formazione di una debole confederazione georgiana, comprendente l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia, assieme alla vera e propria Georgia – geopoliticamente tenuto a guinzaglio dalla Russia.
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* Igor Torbakov è giornalista freelance e ricercatore specializzato in questioni politiche sulla CSI, attualmente di base ad Istanbul.