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sabato 10 gennaio 2009 02:22

 

Presidenziali in Croazia: Mesić e la Kosor al secondo turno

03.01.2005    Da Osijek, scrive Drago Hedl

Solo il 51% dei Croati si è recato ieri alle urne per eleggere il presidente. Stipe Mesić manca di un soffio il rinnovo del mandato al primo turno. Il 16 gennaio dovrà affrontare la candidata dell'HDZ, Jadranka Kosor. Risultato strabiliante dell'outsider Boris Mikšić, uomo d'affari croato risiedente negli Stati Uniti. Elezioni regolari secondo gli osservatori della ong GONG
Stjepan Mesić
All'attuale presidente della Croazia Stjepan Mesić è mancato solo poco più dell'uno per cento dei voti per vincere al primo turno le elezioni presidenziali. Secondo i primi risultati non ufficiali, Mesić ha ottenuto il 48,92% dei voti, e nel secondo turno si troverà di fronte Jadranka Kosor, candidata dell'Unione Democratica Croata (HDZ) al potere, che ha ottenuto il 20,31% dei voti. Le prime elezioni presidenziali di quest'anno nel mondo, quindi, non hanno avuto un vincitore. La decisione verrà presa il 16 gennaio prossimo.

Mesić ha vinto in tutte le circoscrizioni (in Croazia ce ne sono 21 in tutto), mentre Jadranka Kosor solo nella diaspora. Peraltro, la maggiore sorpresa delle elezioni è stata il risultato del candidato indipendente Boris Mikšić, che ha ottenuto il 17,79% dei voti. E' mancato poco che fosse lui, al posto di Jadranka Kosor, ad andare al secondo turno. Nella notte elettorale, prima che arrivassero i primi risultati delle schede scrutinate, sembrava che Mikšić sarebbe risultato secondo. Tutte le previsioni condotte sulla base degli exit poll davano infatti lui al secondo posto. I risultati degli scrutini, tuttavia, hanno attribuito la seconda posizione a Jadranka Kosor.

«Presento al ventunesimo secolo una Croazia moderna, democratica e indipendente», ha affermato Mesić dopo la proclamazione dei primi risultati elettorali. «Il mio obiettivo è quello di porre ogni individuo al centro dell'attenzione. Molti hanno saputo riconoscere in questo la mia politica e quella dei partiti che mi hanno appoggiato.» Tutti i maggiori partiti dell'opposizione, escluso il Partito Croato dei Diritti, hanno sostenuto la candidatura di Mesić.

«Vado al secondo turno tranquilla e fiduciosa, e credo che gli elettori andranno a votare in numero ancora maggiore», ha affermato Jadranka Kosor. La candidata dell'HDZ ha chiamato i propri elettori a sostenerla anche al secondo turno.

Entrambi i candidati che si affronteranno al secondo turno hanno preannunciato una veemente prosecuzione della campagna elettorale. Mesić ha infatti dichiarato che svelerà i nominativi di chi stava dietro le calunnie indirizzate nei suoi confronti, mentre Jadranka Kosor ha affermato che pretenderà che Mesić spieghi ai cittadini perchè lo ha fatto solo alla scadenza del suo mandato quinquennale. Sebbene i due maggiori rivali non si siano fatti riguardi neppure nella prima tornata della campagna elettorale, sembra che la prosecuzione sarà ancora più dura.

Mesić entra nel secondo turno con un grande vantaggio, quasi irraggiungibile. L'analista politico Ivan Šiber, professore alla Facoltà di Scienze Politiche di Zagabria, ritiene che sia stato meglio per Mesić andare al secondo turno con la Kosor. Mikšić, secondo Šiber, sarebbe stato un avversario più pericoloso. La maggior parte degli osservatori è convinta che la alta percentuale di voti ottenuta da Mikšić rappresenti la protesta dei cittadini croati, in particolare dei giovani elettori, non contenti del fatto che sulla scena politica croata ci siano sempre le stesse facce.

Il risultato di Mikšić, personaggio nuovo nello scenario politico, mostra che una gran parte dei Croati è alla ricerca di nuovi leaders, dal momento che quelli vecchi, secondo loro, non sono in grado di proporre soluzioni per i problemi dei cittadini. Mikšić, che negli ultimi trent'anni ha vissuto negli Stati Uniti, gode la fama di uomo d'affari di successo, e nel corso della campagna elettorale – che si è finanziato da solo – si è presantato come un Croato che ha realizzato il suo sogno americano.

Mikšić è l'unico dei 13 candidati presidenziali che si è lamentato per la irregolarità delle votazioni. Mikšić ritiene di essere stato defraudato e derubato dei voti che lo avrebbero condotto al secondo turno. «Non riesco a comprendere in base a quali circostanze è stato possibile che nelle ultime due ore e mezza io abbia perso il secondo posto. Fino alle 21.30 ero saldamente al comando davanti a Jadranka Kosor e in quel momento è successo quello che è successo», ha affermato Mikšić. «Esiste un motivo per sospettare, e se sono avvenute delle irregolarità, e io ritengo che siano avvenute, si tratta di uno schiaffo al popolo croato», ha detto ancora Mikšić.

Gli altri dieci candidati presidenziali hanno ottenuto meno del tre per cento dei voti. Tra di loro c'erano soprattutto persone che si collocavano alla destra dello spettro politico come Ivića Pašalić, già consigliere agli Affari Interni dell'ex presidente Tuđman, o il generale Ljube Ćesić Rojsa, noto sostenitore della necessità di non collaborare con il Tribunale dell'Aja e amico del generale latitante Ante Gotovina. Tra i candidati c'era anche Miroslav Blažević, già allenatore della squadra di calcio giunta terza ai campionati del mondo di Francia. L'ex allenatore ha ottenuto lo 0,8% dei voti.

Le elezioni presidenziali di domenica scorsa in Croazia sono state caratterizzate da una scarsa partecipazione degli elettori. Solo il 51% degli aventi diritto si è recato alle urne, un numero decisamente inferiore rispetto alle presidenziali del 2000, quando aveva votato il 63% degli elettori. Gli analisti avevano richiamato l'attenzione sul fatto che il primo giorno dopo le vacanze di Natale e Capodanno non era il più adatto per questo appuntamento ma il governo, che ha indetto le elezioni proprio per quel giorno, si era giustificato affermando di aver dovuto fare in quel modo per rispettare le scadenze imposte dalla legge.

Le elezioni di domenica, come hanno reso noto gli osservatori della organizzazione non governativa GONG che da anni controlla le scadenze elettorali, si sono svolte in una atmosfera democratica, e non sono state constatate irregolarità che avrebbero potuto influenzare il risultato elettorale. E' stato registrato solo un incidente, a Split, dove l'attore Boris Dvornik ha aggredito fisicamente un attivista del GONG, ma l'incidente è stato spiegato con la situazione alcolica nella quale si trovava il popolare l'attore.