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martedì 02 dicembre 2008 08:00

 

USA: politica d'egemonia nell'ex Jugoslavia

19.04.2004   

Quale il ruolo degli USA nella crisi Jugoslava? “Le crisi nei Balcani sono state utilizzate più come un campo di prova di un’egemonia mondiale che affrontate con la reale volontà di risolverle” è la dura critica di Duccio Tronci, in una tesi di laurea.

Di Duccio Tronci

La strategia del governo degli Stati Uniti nella gestione delle crisi dell’ex Jugoslavia degli anni ’90 fu certamente influenzata dagli smacchi personali subiti fino a quel momento dal presidente Clinton in politica estera (in Somalia in primis) e dalla conseguente storica sconfitta del partito democratico nelle elezioni di mid-term del 1994. L’elettorato americano non avrebbe sostenuto Clinton nella rielezione qualora si fossero ripetuti gli errori dei primi anni del mandato e rievocati i fantasmi del Vietnam.
Il graduale abbandono del coinvolgimento delle Nazioni Unite nelle decisioni di politica internazionale, che comunque erano sempre maturate a Washington, fu allora l’elemento che caratterizzò la nuova linea politica statunitense. Per portare gli Stati Uniti verso una politica estera più efficiente e decisa l’amministrazione puntò sulla NATO, l’organismo che con la fine della contrapposizione bipolare rischiava di perdere le ragioni della propria esistenza. Proprio la NATO fu utilizzata in Bosnia nelle prime operazioni militari della sua storia: gli Stati Uniti vollero i raid aerei contro i serbi per imporre, dopo aver mostrato molte titubanze, la cosiddetta “diplomazia dell’ultimatum”, utilizzata per far accettare ai serbo-bosniaci le condizioni del piano di pace.
Così a Dayton si giunse ad un accordo che non andava necessariamente verso la ricerca della miglior soluzione per ottenere una pace duratura, quanto a costringere i serbo-bosniaci ad una soluzione negoziata, qualunque essa fosse.

L’accordo fu raggiunto per le concessioni fatte in extremis da Milosevic, il quale aveva compreso che l’attenzione che la comunità internazionale aveva posto sulla vicenda bosniaca non gli avrebbe consentito più alcuna possibilità di successo. Fu infatti da quel momento che egli scelse di spostare le proprie mire sul Kosovo.
Forti dell’esperienza maturata in Bosnia, nella nuova crisi che andava prospettandosi in Kosovo, Stati Uniti scelsero così quella della prosecuzione della linea già avviata: la diplomazia dell’ultimatum fu portata a Rambouillet. Gli albanesi firmarono la piattaforma indotti da forti pressioni che già ci furono sulle parti in contrasto durante i colloqui di Dayton. I serbi, per contro, si rifiutarono di siglare l’accordo e questo fu l’appiglio che consentì a Washington di presentare Belgrado come la parte ostile ad una soluzione diplomatica e di trovare quindi una legittimazione per l’uso della forza prendendo a pretesto la difesa della popolazione albanese del Kosovo. I Balcani parvero il teatro ideale riattivare la NATO come strumento della politica unilateralista americana in Europa, nella quale i partner recitavano un ruolo da comprimari.
Se analizziamo le attuali condizioni dell’intera area balcanica notiamo che queste sono tutt’altro che migliorate. Il fatto che forze multinazionali e amministrazioni ad interim siano tuttora dispiegate in Bosnia e in Kosovo non possono certo dimostrare il successo delle operazioni della NATO o delle stesse Nazioni Unite. In Kosovo addirittura la situazione si è completamente rovesciata e la principale vittima di violenze è la minoranza serba, costretta a subire una prevedibile vendetta.

La politica degli Stati Uniti non ha saputo dare una risposta adeguata a crisi gravissime per averle volute utilizzare più come campo di prova di un’egemonia mondiale che per la reale volontà di risolvere le questioni di fondo. Nella logica del mantenimento della leadership e soprattutto della salvaguardia delle minoranze messe a rischio da dittatori senza scrupoli è naturale avanzare forti iniziative diplomatiche multilaterali finalizzate al raggiungimento di una soluzione negoziata tenendo conto del background storico che caratterizza l’area in questione. L’inadeguata considerazione di questi fattori ha causato il completo fallimento nella risoluzione delle questioni bosniaca e kosovara.


File allegati

Tesi - USA: politica d'egemonia nell'ex Jugoslavia ( Tesi_D_Tronci.pdf [ 455.17 KB ] )

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