Pubblichiamo la presentazione della tesi scritta da Marco Zecchinato, con la quale ha cercato di analizzare le dinamiche e le problematiche del terzo settore in Serbia. In fondo al testo trovate il link alla versione integrale della tesi.
Serbia 2004
Marco Zecchinato, Padova
La sconfitta elettorale di Milosevic nell’Ottobre del 2000 permise di pensare alla Serbia con nuove speranze e prospettive. In particolare, permise alla società civile di ri-pensare se stessa, non più in un’ottica di scontro o appoggio al regime, ma affrontando nuove sfide, opportunità e difficoltà. L’entusiasmo iniziale ha spesso lasciato il posto a scetticismo e frustrazioni sia in larghe fasce della popolazione che in molte Organizzazioni Non Governative (ONG) sorte prima o dopo la caduta del regime.
Ho concepito la mia tesi -
Civil Society in Serbia before and after Milosevic. A perspective on Non-Governmental Organisations in South-East Serbia - come una sorta di “riparazione” per il mio anticipato ritorno in Italia nell’estate del 2002 per frequentare il Master Europeo. Ho dunque cercato di studiare da un punto di vista accademico dinamiche, problematiche e risorse del Terzo Settore nel Sud/Est della Serbia, dove avevo iniziato il mio lavoro con il Servizio di Volontariato Europeo. La scelta di quest’area e della città di Nis in particolare è decisiva per capire lo sviluppo della società civile nell’intero Paese: Nis è stata una delle prime città governate dall’opposizione mentre i dintorni restavano un “feudo” del partito di Milosevic, in un’ulteriore conferma di quella contrapposizione città-campagna che ha drammaticamente segnato la storia recente della ex-Jugoslavia. La presenza internazionale nella regione è stata sporadica e limitata nel tempo, mentre a Belgrado ed in altre zone abbiamo assistito ad una concentrazione di organizzazioni, progetti di sviluppo e un considerevole flusso di denaro; infrastrutture, salari e servizi sono tra i più scadenti di tutta la Serbia (Kossovo escluso), quando invece inflazione e disoccupazione continuano a salire. Comunicazioni, accesso alle informazioni, fondi e “visibilità” sono incomparabilmente più bassi che in altre aree, specialmente se confrontate con Belgrado. Nella sola capitale il numero di NGOs è superiore a quello del resto di tutto il Paese. Per comprendere come e in quale direzione si sta muovendo la società civile serba ho incontrato ed intervistato numerosi leaders e responsabili di organizzazioni ed associazioni nella zona di Nis, confrontando le informazioni ottenute con la panoramica generale dell’associazionismo nel Paese. In un primo momento la mia impressione era che il cambiamento ai vertici politici del Paese non avesse avuto una ricaduta particolarmente positiva nella vita di organizzazioni e ONG locali, lasciando spesso immutate le loro condizioni. Nel proseguire la ricerca e soprattutto nel confronto con le persone e gli amici incontrati, mi sono invece accorto di come siano cambiate le prospettive di queste persone e come siano migliorate le possibilità per il futuro.
Il primo capitolo offre una riflessione sull’importanza della società civile nelle democrazie e sulla sua funzione nei regimi autoritari dell’Europa dell’Est. Nel secondo ho analizzato origini, caratteristiche e problematiche della società civile in Jugoslavia, evidenziando il passaggio dal comunismo di Tito al nazionalismo dell’era Milosevic. Ho concentrato la mia attenzione sulla Serbia, descrivendo attori e scenari che hanno reso possibile arrivare alla situazione attuale.
La terza parte descrive le contraddizioni del sistema legislativo e costituzionale con riferimento alla creazione e alla gestione di organizzazioni indipendenti. Il quadro normativo è rimasto in larga misura lo stesso ereditato dal regime comunista, concedendo troppa discrezionalità al potere esecutivo ed ostacolando la crescita di legami associativi sul territorio.
Il capitolo successivo elabora un rapporto dell’
NGO Policy Group sulla condizione attuale delle ONG in Serbia. Si tratta della più completa mappatura esistente sulle risorse, i bisogni e le prospettive delle organizzazioni serbe, redatto da un gruppo di esperti nel 2001. Il sesto capitolo parte da questa ricerca per confrontare la situazione nazionale con quella del Sud/Est del Paese, scegliendo alcuni esempi concreti per illustrare cosa è cambiato prima e dopo l’era Milosevic.
Le conclusioni del mio lavoro evidenziano molti aspetti sui quali è ancora necessario lavorare. La percezione delle ONG nella popolazione, ad esempio, è ancora fortemente influenzata dalla propaganda del regime passato: vengono visti con sospetto i legami con agenzie internazionali e le aperture alle minoranze. Nella cronica mancanza di fondi in cui si trovano, le organizzazioni serbe faticano a trovare alleanze con
sponsor locali e contemporaneamente lamentano il disinteresse della comunità internazionale, ormai occupata su altri fronti. Altri problemi riguardano la natura interna delle organizzazioni; nel proporsi come modello alternativo alla politica corrotta del passato (e del presente), molte ONG mancano della necessaria trasparenza per quanto riguarda fondi, obiettivi e alleanze politiche. Il legame tra partiti ed associazioni è uno dei punti critici del Terzo settore: combattendo nel passato gli stessi nemici, si è talvolta creata una pericolosa commistione di interessi tra organi di informazione, formazioni politiche e gruppi che si auto-definiscono indipendenti. Per cercare di ovviare ad alcuni di questi aspetti, molte ONG si sono organizzate in
networks che le rendono più impermeabili ad influenze esterne e accrescono le loro capacità logistiche, finanziarie e di visibilità. Queste alleanze locali e soprattutto regionali –anche oltre confine- permettono di guardare al futuro con relativo ottimismo.
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