Balcani Cooperazione Osservatorio Caucaso
domenica 12 ottobre 2008 16:01

 
Copertine
06.10.2008   "Südosteuropa" è una rivista scientifica del Südost-Institut di Regensburg (Germania) che analizza gli sviluppo politici, economici, sociali e culturali dei paesi del Sud Est Europa e dell'Europa centrale. Il primo quaderno del 2008 propone un'analisi comparativa sui Balcani, l'eredità di guerra e la costruzione dello stato nell'era della globalizzazione.

Comparing the Balkans: War Legacies and State-Building in the Age of Globalisation
- Denisa Kostovicova (Guest editor), introduction
- Matthew Bolton, Coping with Clandestine Structures in International Intervention: Landmine Clearance Agencies in Afghanistan, Bosnia, and Sudan
- Marie-Joëlle Zahar Power Sharing, Credible Commitment, and State (re-)building: Comparative Lessons from Bosnia and Lebanon
- Nina Caspersen, From Kosovo to Karabakh: International Responses to de facto States
- Marlies Glasius, The European Union as a State-Builder:
Denisa Kostovicova, Policies towards Serbia and Sri Lanka
Documentation
Kosovo's Constitution and the Protection of Minority Rights (Marc Weller)
Book Reviews
Lenard J. Cohen and Jasna Dragović-Soso (EDS.), State Collapse in South-Eastern Europe: New Perspectives on Yugoslaviaʹs Disintegration (Sabrina P. Ramet)
Wilfried Heller U. A. (HG.), Ethnizität in der Globalisierung. Zum Bedeutungswandel ethnischer Kategorien in Transformationsländern Südosteuropas (Steffi Franke)


web: Südost-Institut, Regensburg, Germania
Immagine: Comparing the Balkans: War Legacies and State-Building in the Age of Globalisation, Südosteuropa, 56/1 2008, Oldenbourg Verlag

29.09.2008   Il percorso creativo di Boris Pahor, scrittore sloveno e cittadino italiano, ruota in prevalenza intorno al destino della gente slovena nel Novecento e alle suggestioni di una città elusiva e ammaliatrice come Trieste. La prima di queste opere è la raccolta di racconti "Il rogo nel porto", che non solo lievita ai livelli più alti della grande letteratura europea ma prelude a quasi tutta la restante produzione dell'autore quanto a temi e motivi ispiratori, restituendo al lettore italiano aspetti della storia contemporanea dimenticati o colpevolmente rimossi: le vicissitudini della comunità slovena sotto il fascismo, la difesa di un'identità culturale brutalmente conculcata, la violenza che investe umiliati e offesi di dostoevskijana memoria e annuncia l'orrore delle deportazioni nei campi di sterminio. Tre sono i nuclei generativi - tutti direttamente o indirettamente autobiografici - dei racconti: il mondo dell'infanzia, l'esperienza del lager (descritto una dolente potenza espressiva tale da ricondurci alla raccapricciante grandezza di "Necropoli") e il faticoso, straniante ritorno nella città natale, Trieste, dopo la guerra e la detenzione nei lager nazisti. Lo sfondo, a parte il ciclo del lager, è il medesimo: la città di Trieste, le cui architetture e stagioni, i cui colori e paesaggi fatti di piogge ventose, iridescenze marine e barbagli di pietra carsica sono rievocati con un lirismo visionario intriso di potenti metafore.

Boris Pahor (Trieste 1913) è riconosciuto da tutti come il più grande autore vivente di lingua slovena. Vera e propria coscienza critica del Novecento, voce accorata di una minoranza linguistica spesso perseguitata e ridotta al silenzio, intellettuale "scomodo" per antonomasia, è uno degli scrittori più interessanti della letteratura mitteleuropea contemporanea e al tempo stesso più negletti nel panorama editoriale italiano. Tra i suoi libri tradotti in italiano ricordiamo "Necropoli" (Monfalcone, 1997), "La Villa sul lago" (Rovereto, 2002), "Il petalo giallo" (Rovereto 2007).

La prima edizione italiana di "Il rogo nel porto" è di Nicolodi editore, 2001

web: Zandonai Editore
Immagine: Il rogo nel porto, di Boris Pahor, Zandonai Editore, 2008

12.09.2008   Nei primi anni Novanta nessuno in Jugoslavia immaginava cosa sarebbe successo. Nelle città e nelle campagne, la gente viveva una vita normale, non molto diversa che nel resto d’Europa, che nella nostra vicina Italia. Ma il male arrivò presto, come una tempesta terribile, e sconvolse la vita di tutti e nulla fu più come prima. In pochi lo videro annunciarsi nella montante propaganda nazionalista, nel repentino ricambio dei quadri dirigenziali di fabbriche e organizzazioni, nei primi screzi diplomatici fra regioni e gruppi etnici. La maggior parte della gente comune vi si trovò catapultata, come in un brutto sogno da cui, ormai, non era più possibile svegliarsi.
Chi fu responsabile di tutto questo? Delle distruzioni, dei saccheggi, della violenza più atroce, degli stupri e delle torture, della fame, del freddo, delle umiliazioni? All’improvviso accadde, fu la notte della ragione, il ritorno ad Auschwitz, la morte di Dio e la morte dell’Uomo. Come fu possibile? Come poté accadere così vicino a tutti noi?
Di fronte alla tragedia della guerra, Svetlana Broz però vuole parlarci di speranza, dei giusti nel tempo del male, di tutte quelle persone, donne, uomini, ragazzi, che seppero dire no nel momento in cui questo era più difficile e scomodo, a costo della propria stessa vita. Gente comune con un cuore straordinario, eroi veri di una storia vera. Grazie alle testimonianze di questo libro ci saranno d’esempio, indicando la strada, come luci nella notte del dolore.
Un libro per ribadire che nelle piccole questioni della vita come nelle grandi vicende della storia l’indifferenza dei molti è più pericolosa della crudeltà dei pochi.

Svetlana Broz, nata nel 1955 a Belgrado, nipote di Josip Broz Tito. Dopo aver lavorato come giornalista free-lance, si è laureata in cardiologia all'Università di Belgrado. A partire dal 1992 ha lavorato come medico volontario durante la guerra in Bosnia; da questa esperienza è nato il libro “Dobri ljudi u vremenu zla”, I giusti nel tempo del male, pubblicato a Banja Luka nel 1999. Molto attiva nella società civile bosniaca, membro di diverse ONG di Sarajevo, Svetlana Broz è oggi presidente di GARIWO Sarajevo, il Comitato per la Foresta dei Giusti .
Immagine: I giusti nel tempo del male, di Svetlana Broz, Centro Studi Erickson, 2008

08.08.2008   “È, questo libro, la biografia di un’intera generazione seppellita dai suoi stessi sogni, che ancora sopravvive, nonostante tutto, ma lo fa sul ciglio di un baratro, stupita dinanzi al passato e al futuro, ugualmente sviliti da un presente turpe, che nega ogni passione” (dalla prefazione di Nelida Milani).

Il racconto unico di uno dei testimoni del nostro tempo, tra l’Istria e la fine della ex Jugoslavia, la nascita della Slovenia e Gladio, la Spagna e il Cile, la resistenza al fascismo, il fallimento del socialismo e un mondo che non esiste più.

Franco Juri è nato a Capodistria (Koper) in Slovenia/Jugoslavia nel 1956 da padre italiano e madre croata. Giornalista e vignettista satirico, collabora con testate slovene e italiane. Negli Anni ‘80 e ‘90 si è occupato di diritti umani ed è stato deputato nel primo Parlamento democraticamente eletto di Lubiana. Dopo l'indipendenza della Slovenia, nei governi di Janez Drnovšek, ha rivestito importanti incarichi nella diplomazia del suo Paese: ambasciatore in Spagna e a Cuba e segretario di Stato agli Affari esteri.

web: Infinito Edizioni

Da quando ha abbandonato la diplomazia lavora come giornalista indipendente.
Immagine: Ritorno a Las Hurdes, di Franco Juri, Infinito Edizioni, 2008

07.08.2008   Il libro è uno sguardo sul mondo attraverso incontri con donne in carne e ossa, tutte “gravide” del mondo futuro e della speranza di liberarlo da ogni condizionamento. E’ molto probabile che la salvezza del mondo si coniughi al femminile, ma le donne devono saperlo e devono trovare in se stesse la chiave del loro segreto perché solo loro e la loro bellezza ci salverà dalla catastrofe. Basta aprire la tv e non trovi che donne, donne, donne, ma tutte come proprietà di qualcuno, come schiave di un direttore, di un conduttore o peggio ancora come coreografia senza pudore.

Il libro "Donne per un altro mondo" è un antidoto universale perché offre un volo attraverso l’attuale mondo, ma il ritorno non è lo stesso perché le donne sanno essere convincenti e sanno aprire la fontana dove zampilla l’acqua fresca di un mondo altro. Dall’Africa, all’Asia, all’America Latina, alle Nazioni Unite, all’Islam, una teoria impressionante di Volti, Nomi, Soluzioni, Progetti, Sogni, Realtà. In una parola: Donne per un altro mondo. Il libro è frutto della collaborazione di 29 persone di cui 21 sono donne, il 75%... Pensando alle donne, citiamo da Fahrenheit 451 con queste parole che svelano una parte del loro segreto: «Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche».

Paolo Moiola è giornalista professionista. Dopo aver viaggiato in Nord America ed Estremo Oriente, da anni si occupa principalmente di America Latina. Lavora a Torino nella redazione del mensile “Missioni Consolata”. Collabora con varie testate tra cui “Latinoamerica” (di Gianni Minà) e “Noticias Aliadas / Latinoamerica Press” (Lima, Perú). Ha pubblicato “Quei trentini con passaporto americano” (Uct Editore, Trento 1992). Con Benedetto Bellesi, ha curato due saggi: “La guerra, le guerre. Viaggio in un mondo di conflitti e di menzogne” (Emi, Bologna 2004) e “Il prezzo del mercato. Viaggio nelle nuove schiavitù” (Emi, Bologna 2006). Nel 1999, con il collega Marco Bello, ha vinto il premio giornalistico internazionale «Lorenzo Natali» per un reportage su Haiti.

Angela Lano è esperta di mondo arabo e islamico. Come giornalista e saggista collabora con molte testate e case editrici. Ha pubblicato tra l’altro: “Voci di donne in un hammam” (Emi, Bologna 2002), “Quando le parole non bastano” (Emi, Bologna 2003), “Islam d'Italia” (Edizioni Paoline, Roma 2005) . Attualmente è direttrice del sito www.infopal.it, portale di informazione quotidiana sulla Palestina.

Gabrielli Editori
e-mail: scrivimi@gabriellieditori.it
web: Gabrielli Editori

Leggi i testi sui Balcani e sul Caucaso realizzati da Nicole Corritore e Roberta Bertoldi di Osservatorio sui Balcani (pdf). Per gentile concessione della Gabrielli Editori.
Immagine: Donne per un altro mondo, a cura di P.Moiola e A.Lano, Gabrielli Editori, 2008

16.07.2008   Un libro di memorie e insieme romanzo, che è la storia di una generazione segnata dalle tragiche vicende dell’ex Jugoslavia. Un’opera prima in cui splende il talento di uno scrittore consumato. Dunja Badnjevic, a distanza di più di vent’anni dalla morte del padre, spezza il crudele incantesimo del silenzio, della memoria negata, del senso di colpa, e inizia un lungo viaggio. È un viaggio in luoghi labirinto – di cui i ricordi sparsi rappresentano il filo d’Arianna – intrapreso per ritrovare la figura paterna e insieme, senza ipocrisie, la storia della sua famiglia (serbo-croata-bosniaca, quanto di più simbolico poteva esistere in terra jugoslava): una storia che si dipana nell’arco di un secolo, ma più dettagliatamente negli ultimi sessant’anni del Novecento.

Al centro, il lager di Goli Otok (l’isola calva), tristemente noto a chi si occupa di storia dell’Est europeo come la Kolyma del Mediterraneo.Lì vi fu rinchiuso per alcuni anni il padre dell’autrice, convinto internazionalista «epurato» da Tito dopo lo strappo con l’Urss nel 1948.Sul soggiorno a Goli Otok, Eshref Badnjevic lasciò un diario di cui ampi brani vengono riportati nel racconto diventando così una specie di volano per la storia narrata che si snoda attraverso una serie di flashback, di oscillazioni continue tra passato e presente.

Nel libro serpeggia un’atmosfera magica che conferisce concretezza visiva e olfattiva a ogni pagina: giardini autunnali sotto una coltre di foglie, ripide vie cittadine ammantate di neve, scabre rocce isolane tra folate di vento salmastro, l’odore acre di un carcere belgradese e i profumi d’Oriente nel Cairo di re Faruk, l’odore dei banchi e dell’inchiostro nelle aule del liceo gesuita di Travnik, gli splendori della magione avita in Erzegovina, il profumo di cipria in interni borghesi dalla scura mobilia, immersi in un musicale silenzio. La mente non riesce a staccarsi da simili suggestioni anche molto tempo dopo aver letto le ultime malinconiche pagine sull’«apolitudine», la condizione – come scrive l’autrice – di chi è privato, dall’assurdità della guerra e della storia, di un’identità reale, di luoghi, amicizie, passato, sogni, radici, ricordi.

Dunja Badnjevic, che è nata a Belgrado ma vive in Italia da decenni, ha alle spalle una vicenda esistenziale drammatica e complessa che si intreccia con importanti avvenimenti del Novecento. Suo padre, stretto collaboratoredi Tito, fu tra i protagonisti della guerra di liberazione in Jugoslavia e ricoprì incarichi politici di rilievo nell’immediato dopoguerra (tra l’altro fu ambasciatore al Cairo)

web: Bollati Boringhieri Editore
Immagine: L'Isola Nuda, di Dunja Badnjevic, Bollati Boringhieri Editore, 2008

07.07.2008   Un microcosmo balcanico trapiantato in Europa: l’ambasciata bulgara nel cuore di Londra, con il suo ambasciatore bilioso e nevrotico e i dipendenti furbi occupati in mille traffici. Maschere eterne della commedia degli equivoci: il cuoco, lo stagista, la procace cameriera-studentessa. E fuori del recinto magico e perverso la città più trendy del mondo. Colpi di scena continui, anatre che spariscono dal laghetto di Richmond Park, una sosia di Lady Diana, un improbabile concerto a cui si attende la Regina.
Suspense, divertimento, malintesi linguistici in un romanzo bulgaro davvero europeo…

Missione Londra è stato acclamato come il libro bulgaro più divertente degli ultimi tempi per il sarcasmo con cui ritrae l’élite diplomatica del suo paese. Tradotto in molte lingue, tra cui inglese, francese, tedesco, serbo, ungherese e polacco, in Inghilterra il romanzo ha ricevuto dal magazine “Clouds” il premio come miglior libro dell’anno.

Nato a Sofia nel 1966, Alek Popov è uno dei più interessanti scrittori dell’attuale panorama letterario bulgaro.Uno dei temi costanti della sua opera è quello dell'incontro/scontro tra Occidente e Oriente, sempre trattato con grande ironia.


web: Voland Edizioni
Immagine: Missione Londra, di Alek Popov, Voland Edizioni, 2008

20.06.2008   Un libro sul Kosovo, una testimonianza da chi ha vissuto per un lungo periodo un'esperienza nell'ambasciata italiana in Kosovo. In questo libro ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti non è solo casuale...."Nessuno tra noi che parli albanese, nessuno tra loro che parli inglese. è l'incomunicazione più totale. a sera ognuno torna nella sua casetta di dragodan, e la corrente poco dopo va via. rimane illuminata solo la prishtina dei potenti. è il kosovo che in silenzio, fragile scompare"

Francesca Borri, laurea a Firenze in politica europea, un master in diritti umani, studia giurisprudenza. Vive a Ramallah.


web: La Meridiana Edizioni
Immagine: Non aprire mai, di Francesca Borri, La Meridiana Edizioni, Collana Passaggi, 2008

10.06.2008   Ventuno racconti sospesi tra la complessità narrativa di Borges e il crudo realismo. Storie dentro storie, favole contemporanee, schegge di un romanzo che parla con tenerezza e ironia del destino personale dell’autore e di quello di un intero popolo. L’anima di un maiale appena sgozzato, una veggente che dall’occhio sinistro vede il passato e dal destro il futuro, un’impossibile trasmissione televisiva… destini che si sfiorano e interagiscono in un mondo, i Balcani, da sempre in bilico tra realtà e fantasia, tra ieri e oggi, tra quotidiano e letteratura.

Nato a Jambol nel 1968, Georgi Gospodinov è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato uno dei più noti e promettenti autori bulgari. Con il suo primo romanzo, Romanzo naturale (1999), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in varie lingue, fra cui l’inglese, il francese, il ceco, il serbo.

web: Voland Edizioni
Immagine: ...e altre storie, di Georgi Gospodinov, Voland Edizioni, 2008

06.06.2008   Fra il 1941 e il 1943 l’Italia fascista, grazie all’annessione diretta della Dalmazia e di parte della Slovenia, all’unione del Kosovo e della Macedonia nord-occidentale all’Albania, e alla creazione di una sfera di influenza in Croazia e Montenegro, fu protagonista indiscussa delle terribili lotte politiche e militari che sconvolsero i Balcani occidentali. Per oltre due anni decine di migliaia di soldati e ufficiali, insieme a una folta schiera di diplomatici, funzionari e tecnici di vario genere, furono presenti nei territori iugoslavi, divenendo al tempo stesso protagonisti e testimoni della guerra nell’ex Iugoslavia, un dramma di proporzioni immani, che avrebbe impresso ferite mai del tutto rimarginate agli slavi meridionali e ai loro vicini, e che avrebbe inoltre portato alla soppressione di gran parte dell’italianità adriatica orientale. Nonostante la sua eccezionale importanza, il tema dell’occupazione della Iugoslavia è rimasto a lungo trascurato in Italia. Questo volume ha l’ambizione di fornire un contributo serio e approfondito a una migliore conoscenza delle complesse vicende della presenza italiana nei territori iugoslavi fra il 1941 e il 1943. Grazie all’uso di documentazione archivistica in gran parte inedita, gli autori ricostruiscono con rigore e precisione le vicende e i principali problemi che caratterizzarono l’occupazione italiana. Ne risulta un libro coinvolgente e appassionante, che getta nuova luce su un momento cruciale della storia d’Italia e d’Europa.

Francesco Caccamo insegna Storia dell’Europa orientale presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ha pubblicato L’Italia e la “Nuova Europa”. Il confronto sulla sistemazione dell’Europa orientale alla conferenza di pace di Parigi (1918-1920) e Jirí Pelikán. Un lungo viaggio nell’arcipelago socialista, oltre a vari saggi sull’Europa centro-orientale e sulla penisola balcanica.

Luciano Monzali insegna Storia delle Relazioni Internazionali avanzato presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bari. Ha pubblicato per i nostri Tipi Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra (2004) e Italiani di Dalmazia 1914-1924 (2007). È inoltre autore di La questione etiopica nella politica estera italiana (1896-1915) (1996) e di numerosi saggi sulla storia della politica estera dell’Italia unitaria.

Biblioteca di «Nuova Storia Contemporanea»
web: Casa Editrice Le Lettere
Immagine: L'occupazione italiana della Iugoslavia (1941-1943), a cura di F. Caccamo e L. Monzali, Lettere Editore, 2008

20.05.2008   Il romanzo racconta le vicende di una famiglia di Sarajevo i cui legami sentimentali, sopravvissuti al tormento della guerra, si infrangono nella desolata quotidianità di una pace senza più speranze e illusioni. La vita di una città umiliata dalle bombe e avvilita dal 'rinnovamento' della transizione è filtrata dallo sguardo ironico e disincantato del protagonista, un giovane pubblicitario ossessionato da fantasie di tradimento e problemi di salute, figlio egocentrico e 'creativo' frustrato. Trasformando letterariamente il proprio dialogo con la figlia questo padre nevrotico - una variante mitteleuropea di Woody Allen, verrebbe da dire - cerca una via d'uscita dalle delusioni affettive e sociali, senza naturalmente riuscire a trovarla. Un romanzo pervaso di satira sociale, ironia e humor nero.

Veličković Nenad, nato nel 1962 a Sarajevo dove vive e lavora, tratteggia nei suoi romanzi e racconti la vita della città con una tenerezza al tempo stesso ironica e feroce: chi è riuscito a sopravvivere alle granate, ai cecchini e alla fame si chiede oggi se riuscirà a sopravvivere alla corruzione, agli aiuti "umanitari" e alla depressione.
Docente di letteratura serba all'Università di Sarajevo, Veličković è autore di opere di narrativa, saggistica e poesia e di sceneggiature televisive. In italiano è già apparso "Il diario di Maja" (1995).


web: FORUM Edizioni
Immagine: Il padre di mia figlia, di Nenad Veličković, FORUM Edizioni, 2008

15.05.2008   Un doppio viaggio sospeso tra la vita dell’autrice, che oggi si definisce “bosniaca perciò multiculturale”, e il dissolvimento della Jugoslavia. Il racconto dell’esperienza personale di Enisa Bukvic è al contempo la narrazione di un difficile cammino interiore alla ricerca di una nuova identità – con i problemi d’integrazione legati al suo essere straniera – e del tragico passaggio della ex Jugoslavia da un’unità multiculturale alla guerra e al genocidio degli anni Novanta.

'Enisa Bukvic aiuta non soltanto la nostra gente, dispersa in emigrazione, a veder meglio la realtà presente e a evitare il ritorno di un passato tragico. Volevo con queste righe salutare l’impegno di una compagna di strada, ringraziandola per quello che ha fatto e che continua a fare' (dalla prefazione di Predrag Matvejevic).

I diritti d'autore derivanti dalla vendita di questo libro sono devoluti all’associazione femminile “Viktorija 99” di Jajce, attiva nei settori della salute e della difesa dell'ambiente.

Enisa Bukvic, esponente di riferimento della comunità bosniaca in Italia, è nata in Montenegro. Laureata in Scienze agrarie a Sarajevo e specializzata in Scienze dell’alimentazione a Roma, ha maturato una lunga esperienza lavorativa nell’industria agro-alimentare jugoslava e italiana, nella ricerca scientifica, nella formazione e nella cooperazione. Vive a Roma da vent'anni.

web: Infinito Edizioni
Immagine: Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina, di Enisa Bukvic, Infinito Edizioni, 2008

28.04.2008   Un libro che è anche un catalogo d'arte, per raccontare la bellezza e la ricchezza di cultura dei Balcani, di cui abbiamo un'immagine distorta e guerrafondaia (i conflitti etnici, religiosi, politici). Cuore arcaico e giovane della vecchia Europa, i Balcani offrono inaspettati tesori d'arte: dalla musica delle popolazioni
Rom, alla letteratura albanese, ai miti mediterranei lì trasmigrati, alla fotografia dei rituali e delle tradizioni popolari, alle icone serboortodosse, alle influenze veneziane lungo la costa adriatica. Un mondo d'arte e di cultura che non può essere ignorato.

Sommario:
- Ragioni e storia di un progetto. Preliminari per un discorso sulle arti visive, Vittorio D'Augusta;
- Un progetto per una storia della musica, Iole di Gregorio;
- Gli zingari, mediatori di una cultura musicale nei balcani, Nico Staiti;
- La scrittura e la posta in gioco, Ennio Grassi;
- Oltre i monti Balcani. Un mito in fuga verso Occidente, Cesare Padovani;
- Appunti per un'idea di appartenenza adriatica, Fabio Fiori;
- Un'icona "balcanica" di Giovanni da Rimini. La Madonna e Santi di Faenza e l'immagine macedone della Pelagonitessa, Alessandro Giovanardi;
- Balcanica, Catalogo.

web: Edizioni Diabasis
Immagine: Balcanica, a cura di V. D'Augusta e I. Di Gregorio, Edizioni Diabasis, 2008

22.04.2008   Un maturo scrittore sloveno, reduce dai campi di concentramento nazisti, e una giovane psicoterapeuta che vive a Parigi, la cui infanzia è stata funestata da una nascosta, ma non meno devastante, violenza familiare. Tra i due nasce improvvisa e quasi per caso una relazione intima, nutrita di un fitto scambio epistolare e di sporadici quanto intensi incontri, una relazione legata a un mistero che via via si dirada andando a descrivere un tragico percorso comune. E solo nella silenziosa profondità dell'amore i loro corpi, segnati da un destino di violazioni e abusi, sapranno ritrovare equilibrio e fiducia, perché la risposta alla violenza subita, prima di essere un atto di intelligenza, è un atto d'amore. Il libro illumina, con la dolente lucidità di cui Pahor è maestro, il paradosso della ragione umana, prima sorgente di violenza e distruzione, e dà voce a pagine profondamente intrise di memoria, individuale e collettiva, pagine che scavano con rigore nelle libertà negate o soffocate da cui continuano a riverberare domande irrisolte, esistenze inquiete, conflitti dell'animo mai pacificati.

Boris Pahor (Trieste 1913) è riconosciuto da tutti come il più grande autore vivente di lingua slovena. Vera e propria coscienza critica del Novecento, voce accorata di una minoranza linguistica spesso perseguitata e ridotta al silenzio, intellettuale "scomodo" per antonomasia, è uno degli scrittori più interessanti della letteratura mitteleuropea contemporanea e al tempo stesso più negletti nel panorama editoriale italiano. Tra i suoi libri tradotti in italiano ricordiamo "Necropoli" (Monfalcone, 1997) e "La Villa sul lago" (Rovereto, 2002).

web: Zandonai Editore
Immagine: Il petalo giallo, di Boris Pahor, Zandonai Editore, 2007

21.04.2008   In questo libro Antonio Caiazza racconta la vita quotidiana degli albanesi, incontra gli uomini politici, intervista scrittori e intellettuali, vive le strade e le città giorno per giorno, descrive in presa diretta gli eventi che hanno mutato gli scenari politici e sociali del Paese negli ultimi 15 anni. Antonio Caiazza è un giornalista d’altri tempi, per lui raccontare vuol dire conoscere, toccare con mano, vivere di persona le cose e i luoghi dei suoi reportage. Caiazza ha vissuto in Albania a più riprese, riuscendo in questo modo ad accedere a personaggi e informazioni non facilmente raggiungibili dai giornalisti occidentali. Spicca l’intervista e il racconto dell’incontro con l’ex premier albanese, l’ultimo uomo di potere prima della caduta del regime comunista, che analizza gli errori e la disfatta del regime. Colpisce inoltre il dialogo serrato e appassionato con lo scrittore Dritero Agolli, in cui emerge una seria riflessione sul rapporto tra Italia e Albania e sul ruolo che questa nazione potrà giocare nel futuro europeo. In alto mare è la metafora di una terra che ha visto il suo popolo scappare verso il nuovo mondo, ma anche la situazione attuale di una nazione che sta provando a ritrovare sé stessa per tornare a essere artefice della propria storia.

Antonio Caiazza è nato nel 1964. Si è laureato in Giurisprudenza e dal 1997 è giornalista professionista. Ha collaborato con "Il Mattino" di Napoli, "TriesteOggi", "L’Adige", ed è stato corrispondente per l’Italia di TeleCapodistria ed è attualmente redattore presso la Rai del Friuli-Venezia Giulia.

web: Instarlibri
Immagine: In alto mare. Viaggio nell'Albania dal comunismo al futuro, di Antonio Caiazza, Instar Libri, 2008

18.04.2008   Nel mare dell'offerta italiana, Slovenica costituisce una delle rarissime gocce d'argomento italoslovenistico. Ideata a cerchi tematici concentrici, la raccolta muove da un porto e un cuore: Trieste, città dalla slataperiana "doppia anima", dove l'universo italiano e latino incontra quello sloveno e slavo. Scandagliando il complesso rapporto tra questi due mondi, da sempre in bilico tra amore e disamore, conoscenza e insipienza, collaborazione e chiusura, il volume porta il lettore a veleggiare dalla Trieste di Vladimir Bartol e dal microcosmo letterario sloveno del Friuli Venezia Giulia fino all'Italia e al suo dialogo traduttivo con la Slovenia, per bordeggiare quindi verso la dimensione concettuale della Mitteleuropa, le fortune slovene di Francesco Petrarca e spingersi infine nello sterminato rizoma del postmoderno, che permea la Slavia letteraria dell'Europa orientale. In questo viaggio, Slovenica persegue un obiettivo: favorire l'osmosi tra le culture italiana e slovena, avvicinare i due popoli, disvelare a entrambi i tesori spirituali del vicino, per far emergere, con ancora più forza, i valori della pace e della convivenza nelle terre di frontiera del Nordest.

Miran Kosuta, (Trieste 1960), scrittore, saggista, traduttore, docente unviersitario e musicista sloveno, è professore associato di Lingua e Letteratura slovena presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste. Fa parte dell'Associazione degli Scrittori sloveni e della sezione slovena del PEN Club internazionale. Autore di numerosi studi e interventi di argomento storico-letterario e culturale, ha pubblicato in lingua slovena e italiana i volumi Rapsodija v treh stavkih (Trieste 1989), Krpanova sol (Ljubljana 1996), Scritture parallele (Trieste 1997), Franciska (Klagenfurt 2002, traduzione in lingua slovena del romanzo Franziska di Fulvio Tomizza) e Stiri zgodbe za eno zivljenje (Sezana 2004, raccolta di testi teatrali; coautori: Aleksander Persolja, Ales Berger, Marko Sosic).

Introduzione di Claudio Magris

web: Edizioni Diabasis
Immagine: Slovenica. Peripli letterari italo-sloveni, di Miran Kosuta, Edizioni Diabasis, 2005

10.04.2008   La Repubblica di Slovenia viene fondata nel 1991, ma “quanto indietro nel tempo si può far risalire la storia della Slovenia?”. A partire da questa domanda lo storico Joachim Hösler passa in rassegna gli eventi e i fattori che hanno caratterizzato la formazione dell’odierna identità slovena.
Il proposito è non soltanto quello di ricostruire un percorso noto solo in parte, ma anche quello di scandagliare l’anima slovena e approfondire così la conoscenza di quella che oggi è a tutti gli effetti una parte integrante dell’Europa contemporanea. Ma come avvenne la colonizzazione slava? Come si formò il popolo sloveno e come nacque la lingua slovena?

La storia nazionale della Slovenia inizia nell’Ottocento, ma ha radici più antiche, rintracciabili già nell’opera di Primoz Trubar che traducendo in sloveno parte del Nuovo Testamento (1555) portò la Riforma protestante fino alle sponde dell’Adriatico.

Una complessa evoluzione del sistema feudale, le numerose rivolte contadine, i tormentati rapporti con gli stati confinanti e la lunga dominazione asburgica hanno preceduto due secoli di rivendicazioni politiche approdate finalmente, dopo l’esperienza del comunismo all’interno della Federazione Jugoslava, alla proclamazione dell'autonomia e dell'indipendenza, all'adesione all'Unione Europea, all'entrata nell’area dell'euro. Una storia che brucia le tappe, guarda al futuro dell'Europa e forse lo precorre.

Joachim Hösler (1961), formatosi a Marburgo, è docente di Storia dell'Europa Orientale alla stessa università. È autore di uno studio sulla formazione della coscienza nazionale slovena (Von Krain zu Slowenien, 2004) e di numerosi saggi sull'argomento.

Postfazione di Joze Pirjevec

web: Beit casa editrice
Immagine: Slovenia. Storia di una giovane identità europea, di Joachim Hösler, Beit casa editrice, 2008

10.04.2008   Una raccolta di racconti con un’ambizione enciclopedica: tenere insieme un intero secolo, il Novecento, fra le pagine di un libro, in un centinaio di brani, ambientati ognuno in un anno del ventesimo secolo, in varie città, da Belgrado a Londra, da Roma a Parigi, Mosca, Vienna, L’Avana, Bombay, Berlino, Saigon, Buenos Aires... Sono racconti, evocazioni, frammenti, saggi: difficile definirli in una sola parola. Allineati dall’autore secondo una cronologia personalissima, ci parlano di un secolo che è già alle nostre spalle, ma che ancora resta in noi e col quale, necessariamente, continuiamo a vivere, sia che lo neghiamo, sia che ci inchiniamo ad esso. L’autore non si pone l’obiettivo di restituire tutte le tensioni del ventesimo secolo, ma le conosce, non domina tutto lo scacchiere mondiale, ma lo controlla, attraverso vicende che si intrecciano con la Storia.

Aleksandar Gatalica è nato nel 1964 e vive a Belgrado, dove si è laureato in Letteratura generale (ex Dipartimento di Letteratura mondiale) nel 1989. Ha pubblicato i romanzi "Linee di vita" (1993), "Risvolti (1995) e "Il morto di Euripide" (2002), e i libri di racconti "Mimetismo e Belgrado per stranieri", 2004. Suoi sono anche i saggi musicali "Parlate classico?", 1994 e "Nero e bianco, brevi biografie di dieci celebri pianisti del XX secolo", 1999. Ha tradotto dal greco classico le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, e una selezione delle poesie di Saffo, Alceo, Anacreonte, Archiloco e Ipponatte. Lavora nella redazione della casa editrice Evropa, per cui ha curato la pubblicazione di una decina di libri. Critico musicale da più di un decennio per il Programma 202 di Radio Belgrado, Gatalica collabora anche con “Vreme” (“Il tempo”) e Danas (“Oggi”).

Introduzione di Predrag Matvejevic. Traduzione di Silvio Ferrari e Aleksandra Dzankic.

web: Edizioni Diabasis
Immagine: Secolo. Cento e una storia di un secolo, di Alexandar Gatalica, Edizioni Diabasis, 2008

20.02.2008   A Dayton il 21 novembre 1995 si chiuse la drammatica guerra avviatasi in Bosnia Erzegovina nel 1992. Di essa si parla in questo libro, ma si dice pure delle guerre combattute nella altre Repubbliche già facenti parte della Jugoslavia titina, dal breve conflitto in Slovenia, a quello puiù pesante in Croazia, all'intervento militare internazionale in Kosovo. Né si tace di altre realtà come quella macedone né della situazione venutasi a creare nell'area balcanica occidentale nel decennio seguente agli accordi di Dayton. Alla elaborazione politica si lega la riflessione storica; alle pagine dedicate al contesto internazionale seguono altre che trattano della ricostruzione e dell'auspicata integrazione con l'Unione Europea. Vivaci sono le testimonianze dei giornalisti, cui fa pendant l'indagine sulle società balcaniche di oggi. L'intento "civile" è di ricordare, ma anche - oltre il ricordo e l'analisi storica - di accostarsi ai problemi correnti e alle prospettive che si intravedono per il futuro.

Francesco Guida è professore ordinario di Storia dell’Europa centroorientale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre, nonché docente di Storia della formazione degli Stati nazionali nel xix secolo. Ha svolto e pubblicato numerose ricerche riguardanti la storia di Bulgaria, Grecia, Romania, Polonia, Russia, Ungheria e delle loro relazioni con l’Italia. Fra i suoi libri: L’Italia e il Risorgimento balcanico (Edizioni dell’Ateneo 1984); Michelangelo Pinto, un letterato e patriota romano tra Italia e Russia (Archivio Guido Izzi 1998); La Russia e l’Europa centro-orientale 1815-1914 (Carocci 2003, 2006); Storia d’Europa nel xx secolo. Romania (Unicopli 2005).

web: Carocci Editore
Immagine: Dayton dieci anni dopo: guerra e pace nella ex Jugoslavia, a cura di Francesco Guida, Carocci Pressonline, 2007

15.02.2008   "Chiamami ancora amore" è un'opera morale ed è stata scritta ripercorrendo il genocidio etnico di 100.000 persone che è avvenuto tra Sarajevo e Srebrenica nella Ex-Jugoslavia.

Luca Nannipieri in questo lavoro riflette sulla disintegrazione delle parole amore, famiglia, unione, legame, padre, madre, figlio; una disintegrazione che la società contemporanea rende così attuale e che la guerra rende così evidente. Un'opera che è sia reportage in un territorio di conflitto sia riflessione sull'individualismo che sta regnando nella nostra epoca.
Immagine: Chiamami ancora amore, di Luca Nannipieri, Mauro Pagliai Editore, 2008

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per il lettore